venerdì 20 aprile 2007

Blog e democrazia

Questo mio post prende spunto da un'interessante esperimento che Giorgio Soffiato ha effettuato con il blog di Mauro Lupi (http://ilmarkettaro.blogspot.com/2007/04/mauro-lupi-un-hub.html). Giorgio, prendendo spunto da un libro di Barabasi che sta leggendo ("Link. La scienza delle reti") in cui la fisionomia del Web è paragonata a numerose reti fisiche esistenti nella realtà, ha voluto capire come si comportano gli hub chiamando in causa uno dei più noti blog italiani, quello di Mauro Lupi, che ha risposto all'iniziativa a tempo debito (http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2007/04/quando_lhub_dig.html). In realtà si può parlare più di provocazione che di vero e proprio test scientifico ma è sicuramente un ottimo punto di partenza per riflessioni più approfondite. Giorgio conclude poi il suo post con una domanda: come si inseriscono gli hub nella struttura democratica di Internet? E qui mi collego io (che ho potuto leggere il libro di Barabasi)... Vorrei parlare di democrazia tra i blog italiani ma non mi interessa andare a toccare nè la recente questione della netiquette nè analisi sulla tendenze politiche dei blogger che scrivono nelle svariate piazze virtuali o sugli aggregatori di blog. Mi piacerebbe invece indagare il concetto di democrazia che si esprime nel momento in cui si inserisce in un post un link a un altro blog. A questo proposito Barabasi introduce il concetto con un semplice modello logico. Il sito A riceve link da altri due siti B e C; B a sua volta riceve molti più link dall'esterno rispetto a C; in questo modo i link da B ad A sono più importanti per A di quelli da C in quanto:

Se proiettiamo questa situazione nel tempo, arriviamo alla conclusione che B, essendo già più visibile di C, riceverà sempre più visibilità diventando quindi sempre più importante per A rispetto a C.

E' un fenomeno che assomiglia molto all'economia di mercato: al tempo zero tutte le aziende (B e C) si buttano sul mercato partendo dalle stesse condizioni e facendo leva sulle proprie capacità; se però una nuova azienda D cerca di inserirsi nel mercato a un tempo X, in cui B ha sviluppato un vantaggio evidente nei confronti degli altre aziende concorrenti, avrà già accumulato uno svantaggio a priori.

Applicando questo modello alla realtà che vuole descrivere Giorgio Soffiato, è come se il blog di Mauro Lupi diventasse sempre importante nel mondo dei blog italiani e la sua opinione (volente o nolente) sempre più influente in quest'ambito.

Dunque, senza voler per questo nulla togliere ai grandi blog che offrono in ogni caso preziosi contributi al Web e che sono pur sempre fonte di ricchezza informativa a confronto con i siti "istituzionali", si può parlare in modo chiaro di democrazia oppure le dinamiche qui descritte rappresentano un universo un po' diverso e più complesso?

Google, che a sua detta basa il funzionamento del motore di ricerca su un processo aperto e collettivo di "voto" dei siti più autorevoli tramite la logica dei link appena analizzata, si presenta quindi come uno strumento democratico?

Il Google Page Rank, che dà peso a un certo sito a prescindere dalle ricerche (keyword) che lo chiamano in causa non è forse un ulteriore fattore distorcente di questa logica "democratica" (consiglio di leggere anche la possibile alternativa Ask http://web-working.blogspot.com/2007/03/expert-rank-ask-vs-page-rank-google.html)?

La discussione è ovviamente aperta.

11 commenti:

Giorgio Soffiato ha detto...

Innanzitutto complimenti per il post, chiarissimo. Mi rendo conto che il tema è molto complesso ma è proprio sulla complessità che, secondo me, si gioca tutto. Il problema che Barabasi pone in modo scientifico è ben reso operativamente, applicato a google, dal gruppo ippolita che qui http://www.ippolita.net/google spiega senza buonismi come la complessità delle reti non può essere irrisa dal miglior argorimo se non con espedienti di semplificazione che chiamiamo filtri che reggono il gioco. Sarebbe interessante capire quanto i filtri contribuiscono alla ricerca. Il dato, portato da Barabasi, che 6 pagine su 10 non sono note ai motori di ricerca non può passare inosservato, è sconcertante! Ciò che resta da comprensere a mio avviso è il passaggio da singolo nodo a hub e come "sfruttare" gli hub per ingrossare i nodi in maniera differente dall'evoluzione normale e prevedibile. L'acquisto di link, ad esempio, è pratica comune e se un pr 8 (hub) per 300 euro al mese linka un pr 1 siamo di fronte ad un hub che, forzato, modifica la morfologia (o topologia?) della rete che lo sottende. Come inserire questo concetto nella scienza delle reti? Quale rapporto con la democrazia? Quanto influiscono questi strumenti di interferenza (acquisto link) nel web? Ne esistono altri (link love etc..)?

Phoebe ha detto...

Posso parlare per la mia piccola esperienza... linko solo quello che mi va. Ovviamente il "peso" del blog in termini di notorietà ha il suo perchè, negarlo sarebbe ipocrita, ma linkare non è certo un'obbligo. Certo, s epoi mi pagano... linko pure mia zia!

Anonimo ha detto...

good start

Anonimo ha detto...

Perche non:)

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

eh. strange post!