Come si può notare, le diverse soluzioni si semplificano drasticamente, in quanto in questa rete (di fatto non-rete!), se i due agenti collaborano, ne ricevono un reciproco beneficio (a) in termini di aumento di conoscenza (in senso lato) che deriva dallo scambio di link, ma basta che uno dei due non collabori e ci perdono entrambi (b).
giovedì 21 maggio 2009
Il dilemma del prigioniero applicato alle reti (2)
Come si può notare, le diverse soluzioni si semplificano drasticamente, in quanto in questa rete (di fatto non-rete!), se i due agenti collaborano, ne ricevono un reciproco beneficio (a) in termini di aumento di conoscenza (in senso lato) che deriva dallo scambio di link, ma basta che uno dei due non collabori e ci perdono entrambi (b).
sabato 13 dicembre 2008
Stralcio di pareri sulla blogosfera italiana
- prevalenza di un contesto limitato e propenso all'autoreferenziazione
- priorità dell'autorevolezza rispetto ai contenuti
- basso livello informativo
La comunità dei blog italiani infatti non si distribuisce, come si potrebbe pensare, in tante sotto-comunità delineate da interessi comuni o regole di appartenenza ma si contraddistingue principalmente da un nucleo centrale di pochi blogger elitari e da un contorno di blogger che gravitano intorno ad esso per acquisire a loro volta notorietà.
Questo universo presenta un forte senso di affermazione da parte dei singoli alimentato in particolar modo dal meccanismo di visibilità su Google (Google Page Rank) che premia in buona parte i siti/blog che sono più linkati sul Web.
Questa dinamica, che sulla carta incentiva la produzione di post (contenuto) e lo scambio di link (comunicazione e visibilità), in realtà stimola in molti casi dei veri e propri “cartelli” tra blogger e va a detrimento dei contenuti in sé e della conoscenza condivisa.
I meccanismi di generazione di una notizia che si instaurano nella grande comunità dei blogger italiani quindi generano molto spesso delle piccole variazioni su un tema centrale che molti condividono; non sono invece una vera e propria fucina di fatti, notizie e idee tra loro diverse e creative.
Diventa dunque difficile inserirsi all'interno di queste dinamiche per fare in modo che il proprio contributo informativo non cada nell'orbita ristretta di pochi blogger, che riportano la notizia sui propri blog replicandola per infinite volte e limitandola a pochi eletti, ma riesca ad avere una forza tale da muoversi su orbite più allargate che coinvolgano più blogger/utenti della Rete.
Al fine quindi di sfruttare al massimo il potenziale della Rete in termini di numeri (copertura) ed efficacia (successo), occorre, secondo noi:
- orientarsi verso blogger/utenti recettivi al messaggio da destinare
- proporre un messaggio di elevato appeal, importante contributo informativo, effettiva utilità per i destinatari
In che modo? Le soluzioni potrebbero essere due:
- dare un input informativo unico e centralizzato che abbia una forte efficacia e riesca a diffondersi autonomamente
- fornire più input a livello locale che si diffondano in maniera distribuita
E' questa seconda opzione forse la più efficace e attraente per chi vuole fare comunicazione sul Web, sfruttando la forza della prossimità tra mittente e destinatario del messaggio e generando di conseguenza un vero e proprio canale comunicativo basato sulla fidelizzazione.
Fine del discorso? No! In realtà partirà un progetto che sarà una risposta concreta a questa esigenza...
martedì 14 ottobre 2008
Il dilemma del prigioniero applicato alle reti

dove a>b>c>d.
L'ottimo paretiano sarebbe rappresentato dalla strategia collaborativa (C,C) a cui consegue (b,b); questo non è tuttavia un equilibrio perché ciascun agente, all'oscuro di quanto decide l'altro, si sente più tutelato seguendo un comportamento opportunista (D) secondo cui può ottenere il pay-off massimo (a) oppure non raggiungere il risultato più negativo (d); la strategia collaborativa invece comporterebbe una maggior dose di rischio, in quanto potrebbe portare a (b) o con la stessa probabilità a (d). Infatti:
se a>b>c>d, allora a+c>b+d
Ora introduciamo la dimensione temporale, che rende più realistico il nostro modello, se vogliamo applicarlo a qualsiasi forma di interazione sulle reti, che implica generalmente una qualche forma di apprendimento legato all'esperienza e quindi una reiterazione delle decisioni.
Introduciamo innanzitutto un tasso di sconto r<1 che viene applicato ai pay-off per attualizzare il valore dei pay-off futuri, esprimendo quindi le preferenze intertemporali di ogni singolo agente. Nell'ipotesi che un giocatore scelga la strategia dominante, presenterebbe un iniziale pay-off (a) a cui si aggiungerebbe una serie di (c), in quanto l'altro giocatore eviterebbe di collaborare inutilmente (d) e assumerebbe anch'esso una strategia (D). Si avrebbe quindi:
Nel caso in cui invece i giocatori decidano di collaborare, la successione di pay-off sarebbe la seguente:
Mettendo a confronto le due serie e non perdendo troppo tempo a semplificarle, giungiamo (d'altronde lo si vede a occhio nudo!) a una semplicissima disequazione:
b>c
In sintesi ciascuno dei due agenti X e Y collabora in maniera prolungata nel tempo solo se la ricompensa che riceve dalla collaborazione (b) è maggiore di quella da free-rider (c).
E fin qui nulla di nuovo.
Prosegue (http://web-working.blogspot.com/2009/05/il-dilemma-del-prigioniero-applicato.html) ...

